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maggio 22, 2010 by
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Ricorre il diciottesimo anniversario della strage di Capaci nella quale furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani: iniziava a morire, come ha rimarcato il figlio Manfredi, anche Paolo Borsellino, colpito il successivo 19 luglio.
Il “botto” fu tanto forte da scuotere le coscienze sonnolente di tantissimi, in Sicilia e oltre lo Stretto. Dopo il 23 maggio e il 19 luglio di quel 1992, nulla avrebbe dovuto essere come prima.
Così sperammo in tanti, quei tantissimi che non disconoscono il notevole impegno della magistratura e delle forze di polizia nel colpire duro, durissimo la mafia. Ma dietro quell’eccidio si mossero ombre marce, parti del cosiddetto Stato deviato.
Più che ombre, vili assassini appartenenti come ad un corpo oscuro, plumbeo sopra la libertà stessa e le istituzioni democratiche di un popolo che, dopo le tragedie del passato, aveva iniziato a cimentarsi sulle vie del progresso civile, accreditato e guidato da una Costituzione, se non la migliore, tra le più avanzate del mondo. La nostra Costituzione, crogiolo di princìpi, di valori, di cultura, come una officina che produce diritti nuovi, oltre a garantire quelli già stabiliti.
Oggi, quell’eccidio ritorna a incombere greve su tutti quanti seppero trarre, da quel bagliore che assassinò Giovanni, Francesca, Rocco, Antonio, Vito, comunque una luce verso cui indirizzare speranze ed impegni di vita.
Oggi, le ombre delle entità malate che concorsero a rubarci Giovanni Falcone e gli altri assassinati a Capaci, si rimescolano con i miasmi della palude della corruzione, della minacciata decomposizione delle istituzioni e della società stessa. Sull’altare degli inconfessabili interessi di pochi, viene sacrificato il fondamentale diritto di conoscere le verità scomode.
Oggi, vengono varate dal governo misure che paralizzeranno il compito primario di uno Stato, quello di garantire ai cittadini la sicurezza e di difenderli contro le minacce. E le mafie sono una minaccia mortale: i loro delitti non sono solo contro i patrimoni e la vita delle persone, ma sono crimini contro la libertà.
Oggi, non è tempo di unirsi alle celebrazioni ufficiali, dove il grado di ipocrisia è intollerabile mentre, di fatto, Giovanni ritorna ad essere ucciso.
Oggi, è tempo della riflessione, della meditazione, del comprendere il reale stato delle cose.
Per ritrovare il vigoroso desiderio di giustizia e di verità. Per riacquistare nuove energie di resistenza contro ogni ingiustizia, e volontà di trarsi fuori dalle tenebrosità di questi tempi oscurati dalle ombre e dai biechi intrecci di ogni malaffare.
Quel luttuoso bagliore di Capaci possa ancora illuminarci e non sotterrarci sotto i detriti del putrido che assilla la nostra dignità.
Palermo, 22 maggio 2010
Salvatore Petrucci, Segretario regionale del PdCI